Ho aggiornato il contenuto della pagina il 6 Settembre 2026
L’arrivo di ChatGPT e dei sistemi di Intelligenza Artificiale generativa ha cambiato profondamente il modo di scrivere contenuti per siti web.
Oggi è possibile chiedere a un sistema di AI di realizzare in pochi secondi un articolo, una descrizione prodotto, una pagina aziendale o un testo apparentemente ottimizzato per Google.
La domanda che ricevo sempre più spesso è inevitabile:
un testo scritto con ChatGPT può posizionarsi su Google?
La risposta breve è sì.
Ma la risposta realmente utile è molto più articolata.
Google non valuta un contenuto semplicemente sulla base dello strumento utilizzato per scriverlo. Quello che conta è il risultato finale: qualità, accuratezza, originalità, utilità e capacità di rispondere realmente all’esigenza dell’utente.
Il problema quindi non è utilizzare l’Intelligenza Artificiale.
Il problema è come la utilizziamo.
Google penalizza i testi scritti con ChatGPT?
No, non esiste una penalizzazione automatica perché un contenuto è stato realizzato con ChatGPT o con un altro sistema di Intelligenza Artificiale generativa.
Le indicazioni ufficiali di Google sono piuttosto chiare: l’AI può essere utilizzata nella produzione di contenuti e può risultare particolarmente utile nella ricerca, nell’organizzazione delle informazioni e nella strutturazione di materiale originale.
Quello che Google considera problematico è un’altra cosa.
Generare automaticamente centinaia o migliaia di pagine prive di reale valore per l’utente, con l’obiettivo principale di manipolare il posizionamento nei risultati di ricerca, può rientrare nelle pratiche definite da Google come scaled content abuse, cioè abuso di contenuti prodotti su larga scala.
Ed è una distinzione fondamentale.
Non è:
AI = penalizzazione.
È piuttosto:
contenuto inutile prodotto in massa per manipolare Google = problema.
E questo vale indipendentemente dal fatto che sia stato scritto da ChatGPT, da un software automatico oppure da cento persone pagate per produrre articoli privi di valore.
Il problema non è chi scrive: è cosa pubblichiamo
Per anni la SEO ha conosciuto sistemi per produrre grandi quantità di contenuti.
Prima dell’Intelligenza Artificiale esistevano già:
- article spinning;
- testi generati attraverso sinonimi;
- database di frasi combinate automaticamente;
- traduzioni automatiche;
- contenuti duplicati;
- pagine create per ogni singola variante di keyword;
- testi scritti a basso costo esclusivamente per riempire siti.
ChatGPT ha semplicemente reso estremamente più facile produrre contenuti.
Ed è proprio questa facilità a rappresentare contemporaneamente la grande opportunità e il grande rischio.
Con l’AI posso impiegare meno tempo per produrre un ottimo approfondimento.
Oppure posso utilizzare lo stesso tempo per pubblicare cento articoli mediocri.
Sono due strategie completamente differenti.
ChatGPT può scrivere un buon testo SEO?
Sì, ma bisogna chiarire cosa intendiamo per testo SEO.
Un testo non diventa SEO perché contiene dieci volte una determinata keyword.
La SEO moderna deve tenere conto di:
- intento di ricerca;
- struttura del contenuto;
- completezza dell’argomento;
- entità correlate;
- esperienza dell’autore;
- collegamenti interni;
- autorevolezza delle informazioni;
- leggibilità;
- struttura HTML;
- title;
- heading;
- immagini;
- link;
- contesto complessivo del sito.
ChatGPT può aiutare enormemente in molte di queste attività.
Ma non può conoscere automaticamente la strategia del nostro sito, i nostri clienti, la nostra esperienza, i dati reali che possediamo e cosa vogliamo ottenere da quella pagina.
Ed è qui che deve intervenire chi conosce realmente il progetto.
L’errore peggiore: “Scrivimi un articolo SEO di 2.000 parole”
È probabilmente uno dei prompt più utilizzati.
Ed è anche uno dei peggiori.
Chiedere:
Scrivimi un articolo SEO di 2.000 parole sulla realizzazione di siti web.
può produrre un testo grammaticalmente corretto e apparentemente completo.
Ma molto probabilmente sarà simile a migliaia di altri contenuti presenti online.
Troveremo frasi come:
“Nel mondo digitale di oggi avere un sito web è fondamentale…”
“Una presenza online efficace è indispensabile…”
“Affidarsi a professionisti del settore consente di ottenere risultati…”
Tutto corretto.
E tutto terribilmente generico.
Google nel 2026 insiste invece sulla produzione di contenuti utili, originali e non-commodity, cioè contenuti che apportino qualcosa che non potrebbe essere prodotto indifferentemente da chiunque.
Il valore che ChatGPT non può inventare: la tua esperienza
Qui, secondo me, sta diventando uno degli elementi più importanti della SEO.
Immaginiamo due articoli.
Il primo dice:
Per migliorare la velocità di WordPress è importante utilizzare un sistema di cache e ottimizzare le immagini.
Corretto.
Ma è un’informazione disponibile su migliaia di siti.
Il secondo dice:
Su un e-commerce WooCommerce che gestivo, il rallentamento non dipendeva dal server ma da una query eseguita a ogni caricamento del carrello. Individuato il problema, abbiamo modificato quella funzione e ridotto drasticamente il tempo di risposta.
Questo secondo contenuto contiene qualcosa che l’AI non può conoscere autonomamente:
un’esperienza reale.
Ed è proprio qui che il professionista deve utilizzare ChatGPT come strumento e non come sostituto.
Il metodo migliore: competenza umana + Intelligenza Artificiale
Quando utilizzo l’AI per lavorare sui contenuti SEO, considero molto più efficace questo processo.
1. Stabilire l’obiettivo della pagina
Prima ancora di aprire ChatGPT bisogna capire:
perché sto creando questa pagina?
Voglio:
- intercettare una determinata ricerca?
- spiegare un servizio?
- portare un cliente a richiedere un preventivo?
- rispondere a una domanda tecnica?
- rafforzare un determinato cluster SEO?
- collegare altre pagine del sito?
Se non sappiamo rispondere, probabilmente non sappiamo ancora quale contenuto dobbiamo creare.
2. Individuare l’intento di ricerca
La keyword da sola non basta.
Prendiamo:
WordPress lento
Chi effettua questa ricerca potrebbe voler capire:
- perché WordPress è lento;
- come velocizzarlo;
- quale plugin utilizzare;
- se il problema dipende dall’hosting;
- se serve un tecnico;
- come analizzare le performance.
Un buon articolo deve comprendere l’intento complessivo, non semplicemente ripetere “WordPress lento” nel testo.
3. Dare all’AI informazioni che già possediamo
Questo è il passaggio che cambia completamente il risultato.
Invece di chiedere semplicemente:
Scrivi un articolo sulla SEO.
possiamo fornire:
- pubblico;
- obiettivo;
- esperienza personale;
- esempi;
- prodotti;
- servizi;
- dati;
- problemi incontrati;
- soluzioni utilizzate;
- tono;
- struttura del sito;
- pagine da collegare;
- keyword principale e secondarie.
Più informazioni originali forniamo, meno il risultato sarà una semplice rielaborazione delle conoscenze generiche del modello.
4. Utilizzare ChatGPT per costruire la struttura
L’AI è particolarmente efficace nel mettere ordine nelle informazioni.
Possiamo utilizzarla per individuare:
- titolo;
- introduzione;
- H2;
- H3;
- domande frequenti;
- punti da approfondire;
- possibili lacune;
- varianti semantiche dell’argomento.
Questo permette di lavorare molto più velocemente sulla struttura editoriale.
Google stesso indica che l’AI generativa può essere utile proprio per la ricerca e per aggiungere struttura a contenuti originali.
5. Aggiungere qualcosa che non esiste già
Prima di pubblicare mi farei sempre una domanda:
perché Google dovrebbe mostrare proprio questa pagina?
Se abbiamo semplicemente riscritto quello che già dicono i primi dieci risultati, abbiamo aggiunto poco.
Possiamo invece inserire:
- esperienza diretta;
- test effettuati;
- fotografie;
- screenshot;
- dati;
- esempi;
- codice;
- procedure;
- opinioni motivate;
- errori commessi;
- risultati ottenuti;
- casi reali.
È questa parte che trasforma un testo generato con il supporto dell’AI in un nostro contenuto.
6. Controllare sempre le informazioni
Un modello di Intelligenza Artificiale può produrre informazioni inesatte.
Può citare:
- versioni software sbagliate;
- funzioni che non esistono;
- statistiche non verificate;
- normative superate;
- date errate;
- caratteristiche tecniche inesatte.
Per questo non pubblicherei mai automaticamente un contenuto AI senza revisione.
La verifica è ancora più importante quando parliamo di:
- salute;
- finanza;
- diritto;
- sicurezza;
- configurazioni tecniche;
- dati statistici;
- software aggiornati frequentemente.
Google raccomanda esplicitamente di prestare attenzione ad accuratezza, qualità e pertinenza anche quando vengono utilizzati sistemi generativi.
7. Eliminare il “linguaggio da ChatGPT”
C’è poi un problema molto concreto.
Dopo aver letto centinaia di contenuti generati automaticamente, determinati schemi diventano immediatamente riconoscibili.
Introduzioni lunghissime.
Frasi generiche.
Conclusioni che ripetono esattamente quello che è stato già detto.
Eccesso di elenchi.
Titoli prevedibili.
Espressioni riempitive.
Non necessariamente sono errori grammaticali.
Sono semplicemente testi senza personalità.
Per questo una buona revisione umana dovrebbe eliminare tutto ciò che non aggiunge realmente informazione.
Se un concetto può essere espresso in tre righe, non ne servono dieci.
8. Ottimizzare il contenuto per la SEO dopo averlo scritto
Preferisco separare due attività:
prima scrivere il miglior contenuto possibile; poi ottimizzarlo.
Nella seconda fase possiamo controllare:
- SEO title;
- H1;
- meta description;
- slug;
- H2 e H3;
- keyword principale;
- termini semanticamente collegati;
- link interni;
- link esterni;
- immagini;
- alt text;
- eventuali dati strutturati.
Questo riduce il rischio di scrivere un testo innaturale costruito esclusivamente intorno alla keyword.
ChatGPT e keyword stuffing
L’Intelligenza Artificiale può facilmente essere istruita per ripetere una keyword un certo numero di volte.
È una pessima idea.
Scrivere:
Utilizza “consulente SEO Napoli” almeno venti volte.
non rende automaticamente migliore una pagina.
Può renderla decisamente peggiore.
Le norme Google continuano a considerare problematica la ripetizione innaturale ed eccessiva di parole chiave finalizzata alla manipolazione del ranking.
La keyword deve far capire l’argomento.
Non deve rendere il testo ridicolo.
Creare centinaia di pagine SEO con l’AI: attenzione
Uno degli utilizzi più rischiosi consiste nel prendere un template e generare automaticamente:
- SEO Napoli;
- SEO Caserta;
- SEO Salerno;
- SEO Avellino;
- SEO Benevento;
- SEO Pozzuoli;
- SEO Casoria;
- SEO Afragola;
cambiando praticamente soltanto il nome della città.
Tecnicamente possiamo farlo in pochi minuti.
SEO strategicamente, però, può essere una scelta pessima.
Se le pagine sono sostanzialmente identiche e vengono create soltanto per intercettare variazioni geografiche della stessa query, rischiamo di produrre contenuti con pochissimo valore differenziale.
Il vantaggio dell’AI non dovrebbe essere moltiplicare pagine inutili.
Dovrebbe essere permetterci di dedicare più tempo alla qualità delle pagine realmente importanti.
Quanti articoli posso pubblicare con ChatGPT?
Non esiste un numero magico.
Il problema non è pubblicare uno, dieci o cento articoli.
Il problema è la qualità complessiva.
Google definisce abuso di contenuti su larga scala la generazione di molte pagine principalmente per manipolare i risultati e senza reale valore per gli utenti, indipendentemente dal metodo utilizzato per produrle.
Potremmo quindi avere un sito con migliaia di ottime pagine e un sito con cinquanta pagine terribili.
Il numero, da solo, non ci dice praticamente nulla.
Testi AI e contenuti duplicati
ChatGPT non produce necessariamente contenuti duplicati.
Due richieste uguali possono generare risultati differenti.
Ma questo non significa automaticamente ottenere un contenuto originale nel senso SEO più importante del termine.
Un testo può essere formalmente diverso e allo stesso tempo dire esattamente le stesse cose di cento altri articoli.
Cambiare le parole non significa aggiungere valore.
La vera originalità è spesso nelle:
informazioni, esperienze, conclusioni e prospettive che portiamo nella pagina.
Devo dichiarare che il contenuto è scritto con l’AI?
Non esiste una regola generale della Ricerca Google che imponga di mettere su ogni articolo una scritta come:
“Questo articolo è stato scritto con ChatGPT”.
Google suggerisce però di fornire agli utenti informazioni sul processo di creazione quando questo può essere utile e appropriato, soprattutto nei casi di contenuti generati automaticamente.
Personalmente farei una distinzione.
Se utilizzo ChatGPT come assistente per:
- organizzare;
- correggere;
- riscrivere;
- sintetizzare;
- migliorare;
un contenuto basato sul mio lavoro e sulla mia esperienza, considero l’AI uno strumento editoriale.
Se invece una parte sostanziale del contenuto viene prodotta automaticamente senza un vero contributo umano, la trasparenza assume maggiore importanza.
ChatGPT può sostituire un SEO specialist?
Può sostituire alcune attività.
Può velocizzarne molte altre.
Ma non può automaticamente conoscere:
- obiettivi economici dell’azienda;
- marginalità dei prodotti;
- problemi tecnici del sito;
- storico di Search Console;
- comportamento dei clienti;
- concorrenza reale;
- strategia di linking interno;
- priorità commerciali;
- qualità dei lead;
- esperienza maturata sul progetto.
L’AI può suggerire trenta keyword.
Il lavoro SEO consiste nel capire su quali tre vale realmente la pena investire.
E questa differenza diventa ancora più importante ora che generare contenuti è semplicissimo.
L’AI sta cambiando anche Google
C’è poi un altro elemento da considerare.
L’Intelligenza Artificiale non sta cambiando soltanto il modo in cui produciamo contenuti.
Sta cambiando anche come le persone cercano informazioni.
Google ha integrato esperienze come AI Overview e AI Mode e nel 2026 ha pubblicato indicazioni specifiche per la visibilità nella ricerca generativa. Ma il messaggio principale è interessante: le normali best practice SEO continuano a essere fondamentali e non serve inventare una SEO completamente separata per l’AI.
Anzi, Google sottolinea ancora di più l’importanza di contenuti:
- originali;
- basati sull’esperienza;
- utili;
- affidabili;
- differenti dal materiale generico disponibile ovunque.
Paradossalmente, quindi, più diventa facile generare testi, più acquista valore ciò che non può essere generato facilmente.
Il futuro della SEO non è uomo contro Intelligenza Artificiale
Considero sbagliato impostare il problema come una competizione tra persona e macchina.
La combinazione più efficace è:
esperienza umana + capacità dell’Intelligenza Artificiale.
Un professionista può utilizzare ChatGPT per:
- fare brainstorming;
- costruire strutture;
- analizzare documenti;
- confrontare informazioni;
- trovare lacune nel contenuto;
- migliorare testi;
- creare varianti;
- organizzare keyword;
- produrre bozze;
- correggere codice;
- velocizzare attività ripetitive.
Poi deve aggiungere ciò che il sistema non possiede:
esperienza, conoscenza del cliente, giudizio, verifica e responsabilità editoriale.
Come utilizzo l’Intelligenza Artificiale per un contenuto SEO
Il mio processo ideale è quindi:
- individuo la ricerca e l’obiettivo;
- analizzo ciò che l’utente vuole realmente trovare;
- raccolgo informazioni e materiale originale;
- utilizzo l’AI per organizzare e sviluppare il contenuto;
- aggiungo esperienza, esempi e dati;
- verifico le informazioni;
- elimino le parti inutili o generiche;
- ottimizzo struttura e SEO;
- creo i collegamenti interni;
- pubblico e successivamente verifico i risultati attraverso Search Console.
L’Intelligenza Artificiale entra nel processo.
Non è il processo.
Quindi conviene scrivere testi SEO con ChatGPT?
Sì.
Utilizzato correttamente, ChatGPT può essere uno degli strumenti più potenti che siano mai arrivati nelle mani di chi si occupa di contenuti, SEO e sviluppo web.
Permette di lavorare più velocemente, analizzare più informazioni e dedicare maggiore attenzione alla strategia.
Ma digitare una keyword, premere Invio, copiare il risultato e pubblicare non è una strategia SEO.
È soltanto un modo molto veloce per pubblicare testo.
La vera domanda non dovrebbe quindi essere:
“Google capirà che questo articolo è stato scritto con ChatGPT?”
La domanda corretta è:
“Questo articolo contiene qualcosa per cui una persona dovrebbe preferirlo agli altri risultati disponibili?”
Se la risposta è sì, l’Intelligenza Artificiale è stata utilizzata bene.
Se la risposta è no, il problema probabilmente non è ChatGPT.
È il contenuto.
Note sulla modalità di scrittura del post
Questo articolo è stato scritto senza alcun aiuto dai sistemi di intelligenza artificiale, quali OpenAI, ChatGPT e simili.

